Licenziamento nelle PMI: cade il tetto dell’indennizzo anche per i vecchi assunti

Con la sentenza n. 174, depositata il 22 ottobre 2026 e decisa il 6 luglio 2026, la Corte costituzionale ha dichiarato illegittimo l’art. 8 della legge 15 luglio 1966, n. 604, limitatamente alle parole «, se dipendenti da datore di lavoro che occupa più di quindici prestatori di lavoro». La norma riguarda i lavoratori assunti prima del 7 marzo 2015 da datori "sotto soglia", cioè con meno di quindici dipendenti.

Per cogliere la portata della decisione è utile ricordare il Jobs Act. Con il decreto legislativo 4 marzo 2015, n. 23, attuativo della legge delega 10 dicembre 2014, n. 183, il legislatore ha introdotto il contratto a tutele crescenti per i lavoratori assunti dal 7 marzo 2015. In caso di licenziamento illegittimo la reintegrazione è limitata ai casi più gravi, mentre negli altri la tutela è un’indennità in denaro predeterminata, in origine legata alla sola anzianità di servizio. 

Nelle piccole imprese l’art. 9 prevedeva inoltre il dimezzamento degli importi e un tetto invalicabile di sei mensilità. I lavoratori assunti prima di quella data sono rimasti invece sotto la disciplina precedente.

Su questo assetto la Corte è intervenuta più volte, smantellando in un certo senso la portata della legge che intendeva alleggerire il peso dei risarcimenti a carico delle piccole imprese in caso di licenziamento illegittimo :

  1.  Con la sentenza n. 118 del 21 luglio 2025 ha eliminato il tetto di sei mensilità per i lavoratori delle piccole imprese assunti dopo il 7 marzo 2015, ritenendo che un limite insuperabile non consenta di personalizzare il danno né di dissuadere il datore dal licenziare illegittimamente. 
  2. Con l’ordinanza n. 131, depositata il 17 luglio 2026, ha poi dichiarato manifestamente inammissibile, per sopravvenuta carenza di oggetto, una nuova questione sollevata dal Tribunale di Padova sullo stesso tetto.
  3.  La sentenza n. 174 estende ora il medesimo principio ai "vecchi assunti", che restavano fermi al limite di sei mensilità.

Ecco i dettagli sulle decisioni piu recenti e un box di riepilogo  delle indennità di licenziamento secondo le indicazioni della  Corte Costituzionale che dovranno essere recepite formalmente da nuove norme di legge.

Dalle assunzioni dopo il 2015 a quelle precedenti: le due vicende

Nel caso deciso con l’ordinanza n. 131, il Tribunale di Padova doveva giudicare un licenziamento per motivo oggettivo, intimato dopo una riorganizzazione con esternalizzazione dell’attività commerciale all’interno di un gruppo societario. Il giudice dubitava che un tetto fisso potesse adeguarsi alle specificità del caso, perché il numero dei dipendenti non misura l’effettiva forza economica del datore. La Corte ha però rilevato che il vizio era già stato eliminato nel 2025.

La sentenza n. 174 nasce invece da un giudizio davanti al Tribunale di Livorno. Una dipendente di uno studio dentistico, assunta a tempo indeterminato nel 2003, era stata licenziata nel 2024 per giusta causa. Secondo il giudice mancavano la preventiva contestazione dell’addebito e la prova del suo fondamento, in un rapporto durato vent’anni con condotta esemplare. Con meno di quindici dipendenti e un’assunzione anteriore al 2015, valeva il tetto di sei mensilità: nel caso concreto una somma tra circa 3.600 e 8.600 euro. Il giudice ha ritenuto che non avesse né funzione compensativa né efficacia dissuasiva e ha chiesto di portare il massimo a dodici mensilità.

La decisione della Corte: perché la forbice di 2,5–6 mensilità è illegittima

La Corte ha accolto la questione con riferimento a tutti i parametri invocati: gli artt. 3, 4, 35, 41 e 117 della Costituzione, quest’ultimo in relazione all’art. 24 della Carta sociale europea. Richiamando la sentenza n. 194 del 2018, ha ricordato che il licenziamento illegittimo, anche se efficace, resta un atto illecito. L’indennità deve quindi consentire una reale personalizzazione del danno, essere adeguata a ristorarlo ed essere abbastanza dissuasiva da scoraggiare nuovi illeciti.

Una forbice così stretta equivale a una liquidazione forfetizzata e standardizzata: non distingue i vizi gravi da quelli lievi e svuota di significato i criteri che la stessa norma indica, come anzianità, dimensioni dell’impresa e comportamento delle parti.

Pesa anche il tema della disparità tra lavoratori. Dopo la sentenza n. 118 del 2025, i “nuovi assunti” delle piccole imprese possono ottenere, in caso di licenziamento privo di giustificazione, da tre a diciotto mensilità. I “vecchi assunti” restano invece fermi al tetto di sei. La differenza era stata ritenuta ragionevole perché mirava a favorire l’ingresso nel mondo del lavoro. Con il nuovo assetto, osserva la Corte, quella giustificazione ha perso gran parte del fondamento, anche per la maggiore difficoltà di ricollocamento dei lavoratori più anziani.

Quanto al rimedio, la Corte non ha seguito la soluzione del giudice rimettente, che avrebbe creato una norma nuova combinando disposizioni diverse. Ha scelto un intervento più limitato, che si risolve nella sola eliminazione del requisito dimensionale. Poiché tutti i lavoratori interessati hanno ormai almeno dieci anni di servizio, era quello il vero ostacolo alla maggiorazione prevista dall’art. 8. Ora anche nelle piccole imprese il giudice può arrivare a dieci mensilità con oltre dieci anni di anzianità e a quattordici con oltre vent’anni, guidato dai criteri della norma. La Corte ha ritenuto legittimo usare l’anzianità per ampliare la discrezionalità del giudice, purché non sia l’unico parametro.

Scarica il testo delle sentenze

Sentenza Corte costituzionale n.  131 del 17.7. 2026

Sentenza Corte Costituzionale n. 174  del  22.10.2026

BOX DI RIEPILOGO: come si indennizza il licenziamento illegittimo

Lavoratore Norma di riferimento Tutela
Assunto prima del 7.3.2015, datore fino a 15 dipendenti Art. 8, L. 604/1966 (dopo la sent. 174/2026) Riassunzione entro 3 giorni o indennità da 2,5 a 6 mensilità. Fino a 10 mensilità con oltre 10 anni di servizio e fino a 14 con oltre 20 anni, anche sotto soglia
Assunto dal 7.3.2015, datore fino a 15 dipendenti Art. 9, D.Lgs. 23/2015 (dopo la sent. 118/2025) Importi dimezzati, senza più il tetto di 6 mensilità. Per il licenziamento privo di giustificazione, da 3 a 18 mensilità
Assunto prima del 7.3.2015, datore sopra soglia Art. 18, Statuto dei lavoratori (riforma 2012) Reintegrazione piena (licenziamento nullo o discriminatorio) o attenuata (fatto insussistente); negli altri casi indennità fino a 24 mensilità
Assunto dal 7.3.2015, datore sopra soglia Artt. 3 e 4, D.Lgs. 23/2015 Prevalenza dell’indennità tra un minimo e un massimo; reintegrazione solo nei casi più gravi. Importo non più legato solo all’anzianità (sentt. 194/2018 e 150/2020)

Per i licenziamenti nulli o discriminatori la reintegrazione piena si applica a prescindere dalle dimensioni dell’impresa.