La pensione dei commercialisti cambia volto: ecco la riforma allo studio
La Cassa dottori commercialisti si prepara a una riforma strutturale del proprio sistema previdenziale. Il progetto, messo a punto dal Consiglio di Amministrazione e discusso nell'Assemblea dei delegati a Olbia, in occasione del Forum Previdenza in Tour, interviene sul Regolamento Unitario con l'obiettivo di migliorare l'adeguatezza delle prestazioni pensionistiche, senza però compromettere la sostenibilità di lungo periodo del sistema.
Viene sottolineato che non si tratta di un intervento imposto da difficoltà finanziarie: l'ultimo bilancio tecnico a 50 anni stimava infatti un patrimonio superiore ai 36 miliardi di euro nel 2073, un dato che conferma la solidità dell'ente.
La riforma nasce piuttosto da considerazioni prospettiche che tengono conto dell'esigenza di rendere il sistema più equo tra generazioni e più sostenibile per chi si affaccia oggi alla professione, in una fase in cui l'ingresso nel mondo del lavoro autonomo risulta particolarmente complesso dal punto di vista reddituale.
Vediamo tutte le novità in cantiere, in attesa dell'approvazione definitiva sia del CDA che successivamente, da parte dei ministeri vigilanti.
Aliquote previdenziali
Il primo pilastro della riforma riguarda l'aumento graduale dell'aliquota minima di contribuzione. La bozza del nuovo Regolamento Unitario, ovviamente ancora soggetto a possibili modifiche prima dell'approvazione , prevede un incremento dell'1% l'anno per tre anni consecutivi, a partire dall'esercizio successivo alla delibera dei Ministeri vigilanti.
Ipotizzando che il via libera ministeriale arrivi entro la fine del 2027 il primo aumento scatterebbe dunque dal 2028.
| Anno | possibile nuova Aliquota minima obbligatoria |
|---|---|
| 2026 (attuale) | 12% |
| 2028 | 13% |
| 2029 | 14% |
| Dal 2030 | 15% |
L'adeguamento avvicinerebbe la Cassa dottori commercialisti agli standard delle altre Casse di previdenza privatizzate e, di fatto, formalizzerebbe una tendenza già in atto: ad oggi l'aliquota media effettivamente versata dagli iscritti si attesta al 13,81%, superiore quindi al minimo attualmente vigente.
L'aumento dei minimali non è tuttavia una misura isolata, ma è condizionato al potenziamento della contribuzione integrativa destinata ai montanti individuali, che passerebbe dal 37,5% al 50%, con il contestuale riconoscimento senza limiti temporali di tale retrocessione (oggi vincolata fino al 2032).
In sostanza, verrà richiesto ai Ministeri vigilanti di elevare dall'1,5% al 2% la quota di contributo integrativo da destinare ai montanti individuali.
Per gli under 40 una promessa previdenziale
Un capitolo specifico è dedicato agli iscritti under 40, per i quali viene introdotta la cosiddetta "promessa previdenziale".
Nei primi due quinquenni di iscrizione, il professionista potrà prenotare, oltre al versamento obbligatorio dell'aliquota minima, aliquote superiori a quella effettivamente scelta. Gli importi relativi al primo quinquennio verrebbero versati in 5 rate annuali di pari importo, senza interessi, a partire dal sesto anno di iscrizione; quelli relativi al secondo quinquennio, dall'undicesimo anno. In caso di regolare versamento, la Cassa riconoscerebbe le somme sul montante individuale già dall'anno di competenza, unitamente alla maggiore aliquota di computo prevista dalla nuova premialità.
La prenotazione non comporta alcun vincolo: l'iscritto resta libero di non versare nulla o di interrompere i pagamenti in qualsiasi momento, con le somme eventualmente versate che verrebbero in tal caso imputate all'anno dell'effettivo versamento. Sempre a favore degli under 40, nei primi cinque anni di iscrizione la quota di contributo integrativo imputata al montante individuale salirebbe dal 2% al 3%.
Premialità per i versamenti volontari
Cambia anche il meccanismo di premialità per i versamenti volontari introdotto nel 2012.
Attualmente, chi versa oltre il minimo ottiene un'aliquota di computo maggiorata già a partire dall'importo del minimo , con un incremento progressivo che va dal +3% sul reddito netto professionale fino al +5% per chi versa il 22% o più; il beneficio viene poi riproporzionato dal coefficiente di equità intergenerazionale in base alle annualità maturate con il metodo retributivo.
Con la riforma, il plus sull'aliquota di computo non scatterebbe più dal minimo obbligatorio, ma dallo scaglione immediatamente successivo, con l'obiettivo di incentivare versamenti superiori al minimo.
A regime, con l'aliquota minima stabilizzata al 15%, la premialità aggiuntiva partirebbe dall'1% per chi versa il 16%, fino ad arrivare al 6% per chi versa almeno il 23%.
Le novità per i commercialisti in pensione – Rateizzazione
La riforma interviene sui pensionati attivi: per gli iscritti over 68 che proseguono l'attività professionale, si propone di dimezzare l'aliquota minima obbligatoria rispetto a quella pro tempore vigente, restando comunque possibile versare fino al 100% del reddito professionale su base volontaria.
Infine, a beneficio di tutti gli iscritti, la bozza prevede una maggiore flessibilità nel pagamento dei contributi minimi: le rate passerebbero dalle attuali due a quattro, consentendo una distribuzione più diluita dei versamenti nel corso dell'anno.
Come detto, il testo dovrà ora essere formalizzato e sottoposto all'approvazione dei Ministeri vigilanti prima di diventare definitivamente operativo: fino a quel momento, la riforma resta una proposta suscettibile di modifiche.

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