Assegno inclusione: come sono, a cosa servono i questionari di valutazione
Una parte delle famiglie che percepiscono l’Assegno di inclusione (ADI) , circa 5300 famiglie , riceverà la visita di un intervistatore per compilare un questionario sulle proprie condizioni di vita. Non si tratta di un controllo sui requisiti, ma di uno strumento di ricerca con cui il Ministero del lavoro e delle politiche sociali vuole verificare se la misura funziona davvero.
Il questionario è stato definitivamente approvato con il decreto ministeriale n. 143 del 20 ottobre 2026, dopo il parere favorevole del Garante per la protezione dei dati personali (parere n. 633 del 25 settembre 2026).
L’indagine segue il metodo della valutazione controfattuale, ovvero, si confronta la situazione dei beneficiari con quella che si sarebbe verificata senza il sostegno, per capire quali risultati siano davvero attribuibili all’ADI.
Quadro normativo l’Assegno di inclusione
L’ADI è stato introdotto dall’art. 1 del D.L. 4 maggio 2023, n. 48, convertito dalla L. 3 luglio 2023, n. 85, che all’art. 11 affida al Ministero del lavoro il monitoraggio e la valutazione dell’efficacia della misura. Il D.M. 13 dicembre 2023, n. 154, all’art. 11, comma 5, prevede che i questionari siano somministrati a un campione non superiore al 5% dei nuclei beneficiari e che il loro contenuto sia approvato con decreto ministeriale, sentito il Garante.
Leggi per maggiori dettagli : Assegno di inclusione 2026
Cosa misura il questionario
Secondo quanto spiegato dal Ministero, la struttura del questionario discende dal progetto di ricerca e dalle ipotesi di impatto elaborate per l’ADI. Ogni gruppo di domande è collegato a un indicatore e serve a misurare gli effetti dei percorsi di inclusione sociale e lavorativa in specifiche aree:
- benessere economico del nucleo;
- condizioni di vita e situazione abitativa;
- benessere psicologico;
- salute;
- reti sociali e relazioni;
- occupabilità e competenze degli adulti;
- sviluppo dei minori e genitorialità positiva.
Per costruire gli indicatori sono stati privilegiati strumenti già validati e impiegati in indagini nazionali e internazionali, ad esempio quelli di ISTAT, Eurostat, OCSE e UNICEF, adattati alle caratteristiche della popolazione intervistata.
La scelta di misure consolidate consente di confrontare i risultati con altre rilevazioni. Considerata la natura di alcune informazioni, come quelle su salute e benessere psicologico, il Garante ha chiesto che la proporzionalità dei dati raccolti rispetto agli obiettivi dell’indagine sia dimostrata, se necessario, nella valutazione d’impatto prevista dall’art. 35 del GDPR, che dovrà precedere l’avvio del trattamento.
Chi riceve il questionario, chi lo somministra, che fine fanno le risposte
I nuclei intervistati sono selezionati secondo i criteri del progetto di ricerca aggiornato con decreto direttoriale del 12 dicembre 2023. La rilevazione è di competenza dell’Ufficio di statistica del Ministero, mentre il servizio di indagine sul campo è stato affidato tramite gara europea, aggiudicata con decreto direttoriale 22 dicembre 2025, n. 425.
Agli intervistati viene consegnata un’informativa privacy, rivista su indicazione del Garante e nella quale sono state chiarite le basi giuridiche e i soggetti coinvolti.
E' stato eliminato il diritto di opposizione, non esercitabile quando il trattamento serve a un compito di interesse pubblico, e anche il riferimento alla revoca del consenso, che non è la base del trattamento.
In questa prima fase le risposte non possono essere incrociate con altre banche dati. Il collegamento con le informazioni in possesso di INPS, regioni, enti locali e altre amministrazioni sarà regolato da un successivo decreto, anch’esso sottoposto al Garante, che fisserà tipologie di dati, modalità di pseudonimizzazione e tempi di conservazione. Anche l’analisi dei risultati è rinviata a quel momento. Le altre strutture del Ministero riceveranno dall’Ufficio di statistica solo dati anonimizzati.
Come sono protetti i dati personali
Il disciplinare tecnico per la protezione dei dati è stato rafforzato su richiesta dell’Autorità.
Per l’archiviazione temporanea su Google Workspace saranno indicati luogo dei trattamenti, soggetti con accesso e sub-responsabili; l’autenticazione a più fattori è obbligatoria per amministratori, supervisori, addetti al controllo qualità e accessi da remoto;
le risposte resteranno separate dai dati identificativi, con tracciamento di ogni ricongiungimento.
Tempi di conservazione. Il decreto fissa limiti distinti per tipo di dato:
- Dati identificativi (nomi, indirizzi, recapiti): al massimo 24 mesi dalla fine della prima rilevazione, poi vengono cancellati.
- Risposte al questionario: conservate solo in forma pseudonimizzata, per non oltre 120 mesi dalla fine della seconda rilevazione, per consentire le analisi di impatto di lungo periodo. Scaduto il termine, vengono anonimizzate o cancellate.
- Dati presso la società di rilevazione: al massimo 6 mesi per ciascuna rilevazione.
- Log delle operazioni: 24 mesi.
Prima di avviare il trattamento, il Ministero dovrà completare la valutazione d’impatto prevista dall’art. 35 GDPR.
Come si svolge in pratica la rilevazione?
Il campione da intervistare è stato estratto con selezione casuale al momento della presentazione delle domande, nel periodo maggio 2024 – gennaio 2025, negli Ambiti territoriali sociali che hanno partecipato alla sperimentazione.
Come si svolge la rilevazione. Sono previste due rilevazioni distinte presso ciascuna famiglia nuclei, con intervista faccia a faccia assistita da dispositivo portatile . Il questionario tocca condizione abitativa, benessere economico, crescita dei minori, istruzione e formazione di giovani e adulti, lavoro e ricerca di lavoro, salute, reti familiari e sociali, benessere psicologico e accesso ai servizi sociali.
L’intervistatore deve segnalare espressamente le domande che riguardano dati “particolari” (art. 9 GDPR), e la risposta a queste domande è sempre facoltativa. Le informazioni sui figli minorenni vengono raccolte solo tramite i genitori o un adulto di riferimento. Tra la prima e la seconda rilevazione il questionario potrà essere ritoccato per renderlo più chiaro, ma senza aggiungere nuove categorie di dati.
ATTENZIONE : Nessun effetto sul beneficio. Il decreto stabilisce che le risposte servono solo alla valutazione e non possono fondare decisioni sui singoli, compresi il riconoscimento, l’erogazione, la sospensione o la revoca dell’ADI. I risultati saranno diffusi solo in forma aggregata. Per il controllo di qualità è previsto il ricontatto di almeno il 5% del campione.
FAQ
Ho ricevuto la visita di un intervistatore per l’ADI: devo preoccuparmi?
No. È un’indagine di ricerca del Ministero del lavoro, non un controllo. Serve a capire se l’Assegno di inclusione aiuta davvero le famiglie. Le interviste sono svolte da IZI S.p.A. e G&R S.r.l. per conto del Ministero.
Perché proprio la mia famiglia?
La scelta è stata casuale, tramite un sorteggio fatto quando avete presentato la domanda di ADI, tra maggio 2024 e gennaio 2025, in alcuni territori. Già allora l’informativa avvertiva che si poteva essere selezionati.
Sono obbligato a rispondere?
In generale sì: l’indagine fa parte del Programma statistico nazionale, che prevede l’obbligo di risposta. Però, se si rifiuta, non sono previste sanzioni. Le domande più delicate, ad esempio sulla salute, sono sempre facoltative: l’intervistatore le segnala prima di farle e si può scegliere di non rispondere.
Se rispondo in un certo modo, rischio di perdere l’assegno?
No. Il decreto lo esclude espressamente. Le risposte non possono essere usate per concedere, sospendere o revocare l’ADI, e nessuna risposta individuale arriva a chi gestisce la misura.
Come si svolge l’intervista?
A casa, di persona. L’intervistatore usa un tablet e, prima di iniziare, legge e consegna un foglio con le informazioni sulla privacy. Le domande riguardano la casa, il lavoro, le spese, la salute, i figli, i rapporti con le altre persone e i servizi sociali. Si può chiedere una pausa in qualsiasi momento.
E se la persona che ha fatto la domanda non c’è?
Se è assente per poco, ad esempio per lavoro o per motivi di salute, si fissa un appuntamento. In alcuni casi può rispondere al suo posto un altro adulto della famiglia. Per i figli minorenni rispondono sempre i genitori o un adulto di riferimento.
Mi intervisteranno una sola volta?
No. Sono previste due interviste in momenti diversi, per vedere come cambia la situazione della famiglia nel tempo.
Chi vedrà i miei dati e per quanto tempo restano conservati?
Le risposte sono tenute separate da nome e indirizzo e vengono usate solo dai ricercatori, in forma anonima. I dati che vi identificano vengono cancellati entro due anni. Le risposte, in forma che non vi rende riconoscibili, si conservano al massimo 10 anni.
A chi posso rivolgermi per avere chiarimenti sui miei dati?
Al Responsabile della protezione dei dati del Ministero: e-mail [email protected], PEC [email protected]. Il Ministero risponde di norma entro un mese. Si può anche presentare reclamo al Garante privacy.

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