Salario minimo: leggi regionali in vigore e nuova proposta
il Consiglio regionale della regione Sardegna ha approvato nei giorni scorsi una legge sul “salario minimo regionale” che fissa una soglia minima di 9 euro lordi l’ora per i lavoratori impiegati in appalti regionali
La legge mira a contrastare il dumping retributivo nei settori ad alta intensità di manodopera e prevede anche un comitato regionale per il monitoraggio della qualità del lavoro.
Altre regioni si sono dotate recentemente di leggi che istituiscono un salario minimo . Va sottolineato però nessuna di queste norme introduce un vero “salario minimo legale generale” per tutti i lavoratori del settore privato, ma solo clausole retributive minime vincolanti nei rapporti con la Regione e gli appalti pubblici, per i lavoratori impiegati nei contratti di appalto e concessioni affidati dalla Regione dagli enti locali, dalle aziende sanitarie e dalle società controllate. Si tratta in particolare della regione Puglia (legge regionale n. 30/2024) e della regione Toscana.
Si segnala inoltre che il 9 aprile è stata incardinata alla Camera la proposta di legge a firma Lega A.C. 2179 -«Disposizioni per l'istituzione del salario minimo» che propone un sistema di salario minimo legale fondato sull’integrazione con la contrattazione collettiva. Composta da 8 articoli, stabilisce l’obbligo per i datori di lavoro di garantire ai lavoratori subordinati una retribuzione complessiva “sufficiente e proporzionata”, in linea con l’art. 36 della Costituzione, estendendo in parte tali tutele anche a collaborazioni coordinate e continuative e ad alcune tipologie di lavoro autonomo.
Il trattamento economico minimo viene individuato nel valore previsto dai CCNL stipulati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative, con una soglia minima inderogabile di 9 euro lordi orari. In assenza di contratti collettivi specifici, si applicano criteri sostitutivi basati su settori affini o mansioni equivalenti. Per il lavoro domestico è previsto un decreto attuativo ad hoc.
Le leggi regionali sul salario minimo in vigore
1. Puglia – la prima legge regionale L.R. 30/2024 “Tutela della retribuzione minima salariale nei contratti della Regione Puglia e delle società partecipate” (pubblicata sul BURP e promulgata nel novembre 2024).
Istituisce l’obbligo, nei bandi di gara della Regione e delle società partecipate, di indicare CCNL che garantiscano un minimo salariale di 9 euro lordi l’ora; questa legge è stata oggetto di impugnazione e poi oggetto di sentenza della Corte costituzionale (sentenza n. 188/2025) che ne ha confermato in buona parte la legittimità.
Si applica nello specifico a :
- Bandi di gara per servizi (portierato, pulizie, manutenzioni, trasporti, sorveglianza, addetti ai servizi vari).
- Bandi per lavori (manutenzioni edilizie, infrastrutture minori gestite da enti regionali).
- Affidamenti a società in house e aziende sanitarie.
2. Sardegna – legge regionale 8.4. 2026 in attesa di pubblicazione su BURAS
Fissa una soglia minima di 9 euro lordi l’ora per i lavoratori impiegati nei contratti di appalto e concessioni affidati da Regione, enti locali, aziende sanitarie e società controllate.
È prevista anche la costituzione di un Comitato regionale per il monitoraggio della qualità del lavoro.
Bandi‑tipo dove compare:
- Bandi di gara della giunta regionale e degli enti locali (comuni, province) per:
- servizi di pulizie, portierato, manutenzioni, guardiania, assistenza, trasporti;
- concessioni di aree e servizi pubblici.
3. Toscana n. 30 del 18 giugno 2025
La regione Toscana: ha introdotto la Legge Regionale Toscana che prevede un meccanismo premiale negli appalti pubblici, incentivando le aziende a riconoscere almeno 9 euro lordi l'ora per garantire equa retribuzione nei contratti ad alta intensità di manodopera. . La norma è stata impugnata dal Governo ed è attualmente oggetto di ricorso presso la Corte Costituzionale.
Gli obblighi per le imprese in Toscana, Puglia, Sardegna
Per le imprese che partecipano a appalti pubblici nelle Regioni con leggi sul “salario minimo” (Puglia, Sardegna, Toscana ecc.), gli obblighi non sono legati al salario minimo generale di tutti i dipendenti, ma alla retribuzione minima dei lavoratori impiegati nelle commesse pubbliche.
Le imprese devono, in sede di gara:
- Indicare il CCNL applicato ai lavoratori che eseguiranno l’appalto (pulizie, portierato, manutenzioni, servizi varie, lavori, ecc.).
- Dichiarare che il minimo tabellare previsto da quel CCNL è almeno pari a 9 euro lordi l’ora (o che comunque il trattamento economico non scende sotto tale soglia).
In Puglia, se si sceglie un CCNL diverso da quello indicato dalla stazione appaltante, l’impresa deve verificare che offra almeno le stesse tutele (art. 11 D.Lgs. 36/2023) e, se necessario, integrare con un superminimo per i soli dipendenti impiegati nella commessa pubblica.
Durante l’esecuzione dell’appalto, le imprese devono:
- Rispettare il CCNL dichiarato e garantire che la retribuzione oraria minima dei lavoratori impiegati nel servizio/lavoro non sia inferiore a 9 euro lordi l’ora.
- In Puglia e Sardegna, se il CCNL non raggiunge 9 euro orari, l’impresa deve integrare il trattamento (ad esempio con superminimo, clausole contrattuali aziendali o accordi con le RSU) per portare la retribuzione almeno a quota 9 euro per i lavoratori impiegati nella commessa.
- Mantenere documentazione (contratti individuali, buste paga, superminimi, accordi aziendali) per consentire ai controlli della stazione appaltante, INAIL, INPS e ispettorati del lavoro.

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