Maternità INPS: quando scatta la decadenza per il ricorso

Quando scade il termine per chiedere il ricalcolo dell’indennità di maternità? La risposta arriva dalla Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 12851 del 6 maggio 2026, che chiarisce in modo netto un aspetto molto rilevante per lavoratrici, datori di lavoro e consulenti del lavoro: il termine annuale decorre dal pagamento dell’indennità in misura ridotta e non dalla successiva domanda amministrativa di riesame presentata all’INPS.

La decisione affronta un tema ricorrente nella pratica previdenziale, soprattutto nei casi in cui la lavoratrice ritenga errato il calcolo dell’indennità di maternità per esclusione di alcune voci retributive o per applicazione non corretta dei criteri di computo previsti dal D.Lgs. n. 151/2001.

Secondo la Cassazione, la richiesta di ricalcolo dell’indennità rientra tra le normali azioni dirette a ottenere il corretto pagamento di una prestazione previdenziale e, pertanto, è soggetta alla decadenza prevista dall’art. 47 del D.P.R. n. 639/1970, modificato dal D.L. n. 98/2011 convertito nella Legge n. 111/2011.

Il caso : indennità di maternità da ricalcolare

La vicenda nasce dal ricorso di due lavoratrici che avevano ricevuto dall’INPS l’indennità di maternità in misura inferiore rispetto a quanto ritenevano spettante. Dopo aver presentato domanda amministrativa di ricalcolo, avevano avviato il  ricordo giudiziario  sostenendo che il trattamento ricevuto integrasse anche una discriminazione collegata alla maternità.

La Corte d’Appello aveva riconosciuto il diritto all'integrazione solo per i ratei non colpiti dalla decadenza annuale, calcolando il termine a ritroso a partire  dalla data delle istanze amministrative di riliquidazione.

L’INPS ha però contestato questa impostazione sostenendo che il termine decadenziale non dovesse partire dalla domanda amministrativa, ma direttamente dal pagamento parziale della prestazione. La Cassazione ha condiviso integralmente la posizione dell’Istituto previdenziale.

I giudici hanno infatti precisato che, nei casi di indennità liquidata in misura inferiore al dovuto, la decadenza decorre dal momento in cui il pagamento ridotto viene effettuato o dal riconoscimento parziale della prestazione. Non assumono invece alcun rilievo le successive richieste amministrative di riesame o ricalcolo.

Il termine scade a 12 mesi dal pagamento parziale

Se una lavoratrice riceve dall’INPS un’indennità di maternità il 15 giugno 2025 e ritiene che l’importo sia inferiore a quello corretto, il termine annuale decorre proprio da quella data: entro il 15 giugno 2026 deve essere depositato il ricorso giudiziario. La cassazione conferma l'impostazione dell'INPS per cui non bastai, dal momento della verifica dell'importo errato :

  • inviare una PEC all’INPS;
  • chiedere chiarimenti;
  • presentare una domanda amministrativa di riliquidazione;
  • sollecitare un riesame della pratica.

Solo l’avvio della causa puo interrompere la decadenza.

La Corte evidenzia che il legislatore ha volutamente collegato il termine decadenziale a un dato oggettivo e immediatamente conoscibile dalla lavoratrice: il pagamento effettuato in misura inferiore. Da quel momento, infatti, la lavoratrice può verificare l’importo ricevuto e valutare se agire per ottenere le differenze economiche spettanti.

I giudici hanno inoltre escluso che questa disciplina contrasti con la tutela costituzionale della maternità o con il diritto europeo. Richiamando precedenti della Corte di Giustizia UE, la Cassazione ha ribadito che i termini di decadenza sono legittimi purché non rendano impossibile o eccessivamente difficile l’esercizio del diritto. Nel caso dell’indennità di maternità, il termine di un anno è stato ritenuto congruo e ragionevole.

L’ordinanza conferma quindi che, nelle controversie sul ricalcolo dell’indennità di maternità, il rispetto dei termini assume un’importanza decisiva. Decorso un anno dal pagamento parziale senza avvio dell’azione giudiziaria, il diritto alle differenze economiche si estingue definitivamente per decadenza.