DURC valido anche con rateizzazione

La regolarità contributiva rappresenta un presupposto essenziale per l’accesso ai benefici normativi e contributivi in materia di lavoro. Il Documento unico di regolarità contributiva (DURC) è lo strumento attraverso cui gli enti previdenziali come INPS e INAIL attestano la correttezza degli adempimenti del datore di lavoro, incidendo direttamente sulla possibilità di fruire di sgravi e incentivi. La disciplina vigente stabilisce che tali benefici siano subordinati al possesso di una posizione contributiva regolare, con conseguenze rilevanti in caso di irregolarità anche temporanee.

In questo contesto si inserisce una recente pronuncia della Corte di Cassazione, ordinanza n. 6142 del 17 marzo 2026, che affronta una questione di particolare interesse operativo per datori di lavoro e consulenti: la rilevanza della tempestiva richiesta di rateizzazione dei debiti contributivi ai fini della conservazione delle agevolazioni.

Il caso: perdita agevolazioni e richiesta rateizzazione del debito

La vicenda trae origine da una contestazione dell’ente previdenziale relativa al mancato versamento di contributi riferiti ad alcuni periodi, con conseguente disconoscimento delle agevolazioni contributive precedentemente riconosciute al datore di lavoro. A seguito dell’invito a regolarizzare la posizione, previsto dalla normativa vigente, il datore di lavoro aveva presentato entro il termine di 15 giorni una richiesta di rateizzazione del debito.

L’istanza era stata successivamente accolta dall’ente, ma l’accoglimento era intervenuto oltre il termine assegnato per la regolarizzazione. Nonostante ciò, il datore di lavoro aveva iniziato a rispettare il piano di rientro e successivamente aveva provveduto al saldo integrale del debito. 

L’ente previdenziale, tuttavia, aveva ritenuto che la regolarizzazione non fosse valida ai fini del DURC, sostenendo che entro il termine dei 15 giorni non fosse sufficiente la mera presentazione della domanda di rateazione, ma fosse necessario anche il suo accoglimento.

Sulla base di tale interpretazione, erano state emesse note di rettifica e un avviso di addebito, con cui veniva richiesto il pagamento dei contributi e disconosciute le agevolazioni. Il datore di lavoro aveva impugnato i provvedimenti, sostenendo che la tempestiva richiesta di rateizzazione dovesse essere considerata sufficiente per dimostrare la volontà di regolarizzare la posizione contributiva.

La decisione della Corte dà torto all’INPS

La Corte di Cassazione   ha rigettato il ricorso dell’ente previdenziale, fornendo un chiarimento di rilievo interpretativo in materia di DURC e regolarità contributiva .

La decisione si fonda sull’interpretazione coordinata della normativa in materia di DURC, che subordina i benefici contributivi alla regolarità della posizione (art. 1, commi 1175 e 1176, legge n. 296/2006 e disposizioni attuative), ma al tempo stesso riconosce la validità della rateizzazione come strumento di regolarizzazione.

Sul caso specifico i giudici hanno ribadito che il sistema normativo deve essere interpretato in modo da valorizzare il comportamento del datore di lavoro che si attiva tempestivamente per sanare la propria posizione. La disciplina prevede che la regolarità contributiva sussista anche in presenza di una rateizzazione concessa dall’ente, ma non può essere interpretata nel senso di subordinare tale regolarità ai tempi amministrativi di risposta dell’istituto.

Secondo la Corte, la presentazione della domanda di rateizzazione entro il termine di 15 giorni dall’invito a regolarizzare è elemento sufficiente a dimostrare la volontà di adempiere. L’eventuale ritardo nell’accoglimento della domanda da parte dell’ente non può essere imputato al datore di lavoro, né può incidere negativamente sulla possibilità di considerare regolare la posizione contributiva.

Diversamente si determinerebbe una situazione in cui la regolarizzazione dipenderebbe da un fattore estraneo alla sfera di controllo del contribuente, ossia i tempi di lavorazione dell’ente previdenziale. Tale interpretazione, evidenzia la Corte, contrasterebbe con i principi di ragionevolezza e certezza del diritto, oltre a compromettere la funzione stessa dell’istituto della rateizzazione.

La Corte conclude, pertanto, che la posizione contributiva deve essere considerata regolare, indipendentemente dal fatto che il provvedimento dell’ente sia intervenuto oltre il termine assegnato per la regolarizzazione. Tale principio garantisce coerenza al sistema e tutela l’affidamento del datore di lavoro che abbia rispettato i termini previsti per attivarsi.