Decreto Lavoro 1° Maggio: ecco le novità approvate

Il consiglio dei ministri ha approvato ieri il nuovo decreto 1 maggio in materia di lavoro come annunciato poche settimane fa dall premier Meloni .Le novità riguardano incentivi all’occupazione, salario giusto, lavoro su piattaforme digitali e rinnovi contrattuali. La bozza attuale mostra un intervento più strutturato rispetto alle anticipazioni dei giorni scorsi, con novità rilevanti per datori di lavoro e lavoratori.

Si parlava qualche giorno fa di risorse disponibili  500 milioni, iI consiglio dei Ministri lo ha approvato con un budget di  quasi 1 miliardo.

QUI IL TESTO bozza pre Consiglio 

All'ultimo paragrafo il testo del comunicato stampa del Governo diffuso in serata che sostanzialmente conferma le misure presenti nella bozza. Per l'entrata in vigore si attende ovviamente la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale e poi i provvedimenti attuativi dal ministero e dall'INPS.

Incentivi all’occupazione: nuove misure anche per la stabilizazione

Contrariamente a quanto ipotizzato inizialmente, il decreto non si limita a prorogare i bonus esistenti ma introduce una nuova disciplina per il 2026.

Previsti tre principali incentivi:

  • Bonus donne 2026: esonero contributivo al 100% fino a 650 euro mensili (800 euro nelle regioni ZES) per assunzioni a tempo indeterminato di lavoratrici svantaggiate;
  • Bonus giovani 2026: esonero al 100% fino a 500 euro mensili (650 euro nelle aree ZES) per under 35 senza impiego stabile;
  • Bonus ZES: incentivo specifico per le imprese del Mezzogiorno, con particolare attenzione alle aziende fino a 10 dipendenti.

Tutti gli incentivi sono subordinati all’incremento occupazionale netto e non sono cumulabili con altri esoneri.

Tra le novità più rilevanti compare anche  un incentivo alla trasformazione dei contratti a tempo determinato in contratti a tempo indeterminato.

L’esonero contributivo, pari al 100% fino a 500 euro mensili per 24 mesi, riguarda i lavoratori under 35 alla prima occupazione stabile e si applica alle trasformazioni effettuate nella seconda metà del 2026.

Salario giusto vincolante per gli incentivi e monitoraggio

Il decreto introduce una definizione normativa di “salario giusto”, che diventa condizione per accedere agli incentivi.

Il trattamento economico dovrà essere almeno pari a quello previsto dai contratti collettivi nazionali stipulati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative. Anche gli altri contratti non potranno prevedere livelli inferiori.

Previsti inoltre:

  • obblighi di trasparenza nelle offerte di lavoro sulla piattaforma SIISL;
  • indicazione del contratto applicato e della retribuzione.

Viene istituito anche  un sistema strutturato di monitoraggio delle retribuzioni, con il coinvolgimento di INPS, ISTAT, CNEL e Ispettorato del lavoro.

Tra le misure:

  • raccolta integrata dei dati retributivi;
  • pubblicazione di un Rapporto nazionale annuale sulle retribuzioni;
  • creazione di un archivio dei contratti collettivi, anche aziendali.

L’obiettivo è rafforzare la trasparenza e contrastare il dumping contrattuale.

Isopensione, TFR , parità di genere e altre misure

Oltre agli interventi principali  il decreto introduce una serie di misure collaterali con impatto operativo per imprese e lavoratori.

Per il 2026 vengono riconosciuti nuovi vantaggi alle imprese in possesso della certificazione di parità di genere. In particolare, è prevista:

una corsia preferenziale (fino al 20%) per la partecipazione alle fiere internazionali organizzate da ICE;

l’accesso gratuito a iniziative promozionali su marketplace ed e-commerce esteri;

la partecipazione gratuita a fiere digitali e attività formative.

TFR e Fondo di tesoreria: regime transitorio 2026

Il decreto introduce una disciplina temporanea per il passaggio al fondo di tesoreria INPS:

i versamenti relativi al primo semestre 2026 effettuati entro il 16 luglio sono considerati tempestivi senza sanzioni;

i lavoratori possono scegliere, entro il 30 giugno 2026, di destinare il TFR maturato alla previdenza complementare, anche se già versato al fondo.

Questa previsione mira a gestire la fase di transizione evitando contenziosi.

Proroga dell’isopensione

Viene esteso fino al 2029 il regime dell’isopensione, lo strumento che consente alle aziende di accompagnare alla pensione i lavoratori più anziani tramite accordi sindacali, con il versamento dell'equivalente della pensione.

 

Rider piattaforme digitali

Un capitolo specifico riguarda il lavoro tramite piattaforme digitali:

  • Per i rider si introduce l’obbligo di accesso tramite strumenti di identità digitale (SPID, CIE, CNS) oppure mediante account rilasciati con autenticazione a più fattori. 
  • obbligo di comunicazione mensile delle retribuzioni
  • Viene inoltre stabilito il divieto per le piattaforme di assegnare più account allo stesso codice fiscale e di attribuire prestazioni tra loro incompatibili sotto il profilo temporale, con previsione di sanzioni in caso di violazione.

Non appare piu invece  nel testo l'annunciata introduzione di una copertura assicurativa obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro anche per i caregiver familiari

Il comunicato stampa sulla bozza approvata

Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Presidente Giorgia Meloni e del Ministro del lavoro e delle politiche sociali Marina Calderone, ha approvato un decreto-legge che introduce disposizioni urgenti in materia di salario giusto, di incentivi all’occupazione e di contrasto del caporalato digitale.

Il provvedimento interviene, con risorse per circa 934 milioni di euro, per rafforzare la dignità dei lavoratori, promuovere l’occupazione stabile di giovani e donne e contrastare nuove forme di sfruttamento legate all’economia digitale.

Incentivi all’occupazione

Al fine di ridurre i divari territoriali e favorire l’inserimento nel mercato del lavoro delle categorie più esposte, il decreto prevede quattro principali misure di decontribuzione:

  1.     bonus assunzione donne 2026, consistente in un esonero contributivo del 100% (fino a 650 euro mensili) per 24 mesi per l’assunzione a tempo indeterminato di lavoratrici svantaggiate, con un incremento a 800 euro per le assunzioni effettuate nelle regioni della zona economica speciale (ZES) unica per il Mezzogiorno;
  2.     bonus assunzione giovani 2026, che prevede l’esonero del 100% dei contributi previdenziali (fino a 500 euro mensili) per 24 mesi per le nuove assunzioni di personale non dirigenziale di età inferiore ai 35 anni, con limite elevato a 650 euro nel Sud e nelle aree di crisi;
  3.     bonus stabilizzazione giovani 2026, che prevede l’esonero del 100% dei contributi fino a 500 euro per 24 mesi anche per le stabilizzazioni di contratti a termine, stipulati tra il 1° gennaio e il 30 aprile 2026 e della durata massima di 12 mesi, effettuate tra il 1° agosto e il 31 dicembre 2026, per personale di età inferiore ai 35 anni mai occupato stabilmente in precedenza;
  4.     bonus assunzioni ZES 2026, per i datori di lavoro che occupano fino a un massimo di 10 dipendenti nella ZES unica per il Mezzogiorno, consistente in un esonero contributivo totale (fino a 650 euro mensili) per l’assunzione di soggetti over 35 disoccupati da almeno 24 mesi.

Salario giusto

La disciplina sui trattamenti economici complessivi (TEC) tutela l’equilibrio di interessi tra lavoratori e parti sociali. Si garantisce ai lavoratori una retribuzione non inferiore ai minimi stabiliti dai contratti collettivi nazionali (CCNL) stipulati dalle organizzazioni sindacali e datoriali comparativamente più rappresentative, contrastando il dumping. La norma tutela le imprese favorendo la concorrenza leale e valorizza l’autonomia di sindacati e datori di lavoro, evitando l’imposizione di un salario minimo fissato per legge e lasciando alla contrattazione la definizione delle voci retributive.

Disciplina dei rinnovi contrattuali

Il decreto interviene sulla disciplina del rinnovo dei contratti collettivi di lavoro. Nel rispetto dell’autonomia delle parti sociali, si stabilisce che siano le stesse a disciplinare, in sede di rinnovo, le decorrenze degli incrementi retributivi, gli eventuali importi una tantum e gli strumenti di copertura economica per il periodo tra la scadenza del vecchio contratto e la firma del nuovo, assumendo la data di scadenza naturale del contratto previgente come riferimento per assicurare la continuità della tutela economica. Qualora il rinnovo non avvenga entro 12 mesi dalla scadenza, le retribuzioni sono adeguate forfettariamente in misura pari al 30% della variazione dell’Indice dei Prezzi al Consumo Armonizzato (IPCA).

Contrasto al caporalato digitale e tutele tecnologiche

Il provvedimento introduce misure specifiche per prevenire l’intermediazione illecita e lo sfruttamento del lavoro, con particolare riferimento alle attività gestite tramite piattaforme digitali, attraverso:

  1.     la verifica dell’identità digitale del lavoratore. Si tratta di una misura volta a impedire il fenomeno della cessione o del “noleggio” degli account che alimenta forme di caporalato, consentendo l’accesso alle piattaforme esclusivamente tramite sistemi di identificazione certa (SPID, CIE o sistemi di autenticazione forte); vige il divieto di cedere le proprie credenziali o utilizzare account non riconducibili alla propria identità, con responsabilità dei gestori per i sistemi di controllo e sanzioni amministrative o sospensione dell’attività per omessa vigilanza;
  2.     il diritto alla trasparenza algoritmica, che impone l’obbligo di fornire informazioni chiare sulle modalità di funzionamento degli algoritmi che influenzano l’assegnazione dei compiti e i compensi, garantendo il diritto di conoscere i parametri del proprio “rating” e di richiedere l’intervento umano per il riesame di decisioni automatizzate che incidano significativamente sul rapporto di lavoro.

Conciliazione famiglia-lavoro

Il decreto introduce uno sgravio contributivo per le imprese che adottano la certificazione UNI/PdR 192:2026, un nuovo strumento di gestione per la conciliazione tra vita familiare e lavoro, che definisce requisiti verificabili e indicatori di performance per le organizzazioni, private e pubbliche, che scelgono di investire in modo strutturato su maternità, paternità, carichi di cura, flessibilità organizzativa, welfare aziendale, salute e continuità di carriera. La misura contenuta nel decreto prevede un esonero dal versamento dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro per le aziende in possesso della certificazione collegata alla valorizzazione del sostegno alla natalità e alle esigenze di cura, con una misura fino all’1 per cento e nel limite massimo di 50.000 euro annui per ciascuna impresa.

Trattamento di fine rapporto

Si prevede la possibilità per i lavoratori di conferire alla previdenza complementare le quote TFR maturate nel periodo gennaio-giugno 2026.